• Sanremo 2015

    LA “FACCIA” NASCOSTA DEL FESTIVAL

    Un dedalo di scale, una “macedonia” di dialetti, una lunga lista di professionalità. Quelli che non si vedono, non ricevono applausi, esistono solo sul rullo di coda ma sono coloro che “fanno l’impresa”.

    Di Antonio Caggiano in collaborazione con Dante Fabiani.
    Foto di Maurizio D’Avanzo

    È un viaggio nel non visto del Festival. Un percorso che si dipana tra scale interne e sottopassaggi, camerini e postazioni ipertecnologiche, mani sapienti e spazi angusti. Un tragitto che ha l’accento di tutte le “lingue” d’Italia e ha l’odore del ferro da stiro, della vernice fresca, della saldatura fatta all’ultimo minuto, della lacca spruzzata sui capelli dell’orchestrale.

    È il Sanremo che non si vede e non si sente, quello che non si inchina sul palco dell’Ariston a fine serata per raccogliere gli applausi festanti, ma senza il quale niente sarebbe possibile, niente sarebbe reale e realizzabile. Il viaggio nel lato nascosto del Festival della Canzone Italiana, edizione numero 65, parte da una rampa di scale in ferro che scende da un lato del Roof dell’Ariston, accompagnata da una ragnatela di cavi multiforme e multicolore, costeggiando una parete di enormi casse ormai vuote, e arriva fino a una serie di salette dai nomi accattivanti e decisamente tecnologici.

    Il primo cartello che si incontra è “Smistamento Radio”, immediatamente seguito da “Sala Ponti”. Qui il suono delle voci sa di Piemonte: Tommaso Crupi, Giancarlo Stradella, Sergio Malengo e Roberto Tessari hanno portato da Torino esperienza e strumenti in grado di gestire e garantire il transito di tutti i segnali audio e video in uscita dall’Ariston, compresi i collegamenti con le trasmissioni “Vita in diretta” e “Dopofestival”, con la sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori e con le regie dei Telegiornali e delle rubriche, con gli studi, con la regia del Festival, con la radiofonia.

    Qualche passo e ci si imbatte nel “Master Control”, ma varcando la soglia della saletta non si entra nel set del film “Tron”. Qui non risiedono effetti speciali, qui ci “vivono”, invece, Piero Rossini, Alessandro Spinnato e Matteo Scardala, attentissimi a seguire la regia della chat quotidiana di Vincenzo Mollica e ad animare tutti gli schermi della Sala Stampa del Roof dell’Ariston. Pochi passi, tra accenti che sanno di napoletano, romano, siciliano, pugliese, milanese, districandosi tra attrezzature, casse chiuse e gente che lavora, in un perenne movimento di uomini e cose, si transita velocemente davanti alla “Regia TG” e alla “Regia Rubriche”… giusto il tempo per una foto, qui l’impegno è pressoché costante, visto che c’è e deve esserci un perfetto incastro di tempi che garantisca spazio a tutti.

    Arrivati in fondo al lungo corridoio che per undici mesi all’anno resta vuoto e spoglio, si scende e si entra nel paradiso di tutti gli amanti della musica. Siamo nella “Regia Audio”, un super concentrato di tecnologia, la più avanzata esistente, che ha il compito di miscelare il suono dell’orchestra e dei cantanti e di farlo uscire perfetto, come in una sala di registrazione. In pratica entrano una marea di suoni che passano nelle mani di Stefano Benedetti, Mauro Negro, Domenico Narducci e Gregorio Matteo, tutti provenienti dal Centro di Produzione Rai di Roma e coordinati da Mauro Severoni, e si trasformano in un’armonia stereofonica e omogenea, un prodotto così perfetto che potrebbe essere inciso in un CD, ma che invece viene smistato verso la messa in onda e raggiunge tutti gli apparecchi televisivi sintonizzati sul Festival.

    Ancora qualche rampa più giù, in un labirinto sempre affollato di gente in perpetuo movimento e si giunge alla Radiofonia. Cambia l’aspetto, le vetrate che dividono e isolano gli ambienti ospitano Radio1 e tutte le edizioni dei GR nell’arco della giornata, oltre agli interventi durante le conferenze stampa. C’è anche Isoradio con le dirette e i collegamenti durante le serate del Festival dal Back Stage, la TGR in particolare con le trasmissioni del GR Liguria, oltre alle radio estere accreditate al Festival provenienti da Svizzera, Germania, Francia, Slovenia, Croazia e Austria, coordinate da Eleonora Nuzzo. Stefania Ricco è la responsabile Grandi Eventi e Riprese Esterne. I tecnici Stefano Capogna, Fulvio Cellini, Luciano Pecoraro, sotto l’occhio vigile di Romeo Fivoli, si dividono tra quattro regie, una delle quali nel sottopalco dell’Ariston, e fanno capo a una matrice audio unica, un cosiddetto “Centro Stella”: Paolo Marinucci e Daniele Saggiotti, fanno parlare tutte le regie tra loro, oltre a ricevere l’ascolto e a collegare i segnali ai ponti. Alla conduzione sono impegnati i giornalisti Carlotta Tedeschi, Claudia Fayenz, Marcella Sullo e Davide Santirocchi. Per Radio2 invece sono due le postazioni: una nel sottopalco dell’Ariston, da dove va in onda “Rock and Roll Circus” con la conduzione di Pier Ferrantin e Carolina Di Domenico, insieme all’inviato nel Back Stage Gianfranco Monti, con la parte tecnica curata da Valeriano Battisti e dallo specializzato Sergio Brigliadori, con la regia di Edi Brundo, in contemporanea con lo svolgimento del Festival.

    L’altra è nel pullman vetrina, “parcheggiato” in Piazza Borea d’Olmo, dal quale partono le trasmissioni “Non è un paese per giovani” con Massimo Cervelli e Giovanni Veronesi, “I Provinciali” con Pif e Michele Astori, “Dj Set” con Raffaele Costantino, “Radio2 Social Club” con Luca Barbarossa, Andrea Perroni e Neri Marcorè, “Il ruggito del coniglio” con Dose e Presta. I tecnici sono Alfredo Brutti e Roberto Barazzuol e lo specializzato Francesco Carloni.

    Se si riesce a distaccarsi dal fascino che infonde la radio, ci si reimmerge nel labirinto del retro Ariston e si giunge in uno stanzone dall’aspetto abbastanza anonimo, quasi banale, costellato però da megaschermi e computer grafici. Basta un microsecondo per far trasformare l’apparente banalità in fantasia, per rendere materialmente visibile l’idea, la creatività, l’estro, il genio dell’artista. È la “Sala Grafica”. L’art director del progetto grafico di questa edizione è Antonella Stellacci. Il prestigioso team –coordinato da Roberto Graziani- che lo ha realizzato è costituito da Claudio Leggieri, Berardino Roselli, Arianna Saffoncini, e si occupa di tutto quello che riguarda la grafica di post produzione, oltre che dell’importante e spettacolare compito di dare vita a tutti gli effetti della scenografia del teatro Ariston: migliaia di led, infinite combinazioni di luci e effetti che rendono l’accompagnamento grafico di ogni canzone, di ogni scelta scenografica, di ogni momento della serata, di ogni cantante in gara e di ogni ospite, assolutamente unico. Tutto è stato ideato e progettato su queste macchine, in questo stanzone. In più, alla Sala Grafica spetta anche il compito più “tradizionale”, se così si può dire, dell’infografica, ovvero titoli, sottopancia e qualsiasi scritta debba comparire in onda durante la trasmissione del Festival.

    Si esce ancora frastornati da questa sala che ora è diventata spettacolare e ci si imbatte in un dedalo di scale… Si sale, si scende, si svolta e si giunge nel “ponte di comando” del Festival. Siamo nella “Direzione Produzione Tv”, il centro nevralgico nel quale risiede il coordinamento tecnico organizzativo di tutto con a capo Sandro Paris che si avvale della professionalità, tra gli altri, di Palmizio Mercurio, Gianni Maiolo, Nadia Cremona, Marco Castracane, Marco Dottori. L’ufficio viaggi è validamente rappresentato da Enrica Defabri.

    A questo punto si segue un percorso sempre più stretto e, in fondo, guidati da luci che sembrano lontanissime, si entra in un posto irreale: il “Monitoraggio di palco”. È un altro luogo che non c’è, o meglio che non si vede, perché è dentro la scenografia del Festival, ma nessuno degli spettatori comodamente seduti sulle poltroncine dell’Ariston riuscirà ad accorgersi della sua presenza. È da qui che Emanuele Moscardi e Fabio Spadoni, tecnici delle riprese esterne di Roma, abituati a lavorare nella semioscurità, proprio perché inseriti all’interno della scenografia, mandano il segnale negli auricolari di cantanti e orchestrali. Da qui arrivare fin sul “mitico” palco dell’Ariston è facile.

    Si passa davanti alla regia di Radio2, nel sottopalco, di cui già abbiamo detto e si transita davanti a una nicchia ricavata nel muro del teatro nella quale trovano posto due persone: Alessandro Ferrai e Gabriella Palazzo, totalmente presi dalla visione di strani simboli su uno schermo blu. Siamo davanti la postazione della “Movimentazione Macchinista”: è da qui che partono tutti i comandi per l’apertura delle varie sezioni della scenografia, della scala, dello spazio polarizzato. Il ledwall progettato dall’architetto Stefano Bocchini può assumere 16 differenti posizioni, utilizzate durante le canzoni, per gli ingressi dei big e degli ospiti, per movimentare la scala.

    Seguendo il percorso del retropalco che conduce a uno degli ingressi bassi sulla scena, ci si imbatte in un’altra mini sala che ci incuriosisce. Sugli schermi solo parole, scritte a caratteri maiuscoli, ben evidenti: è da qui che si gestisce il “gobbo”, ovvero il sistema che riesce a ricordare cosa dire e quando dirlo a ospiti e conduttori e che offre il sostegno di veder scritto il testo della canzone agli artisti impegnati sul palco. Le suggeritrici sono due sorelle, Paola e Micaela Pesciaroli.

    Da lì arrivare fino al centro del palcoscenico è un attimo, un’emozione, un ricordo indelebile. Al centro di quel sogno però se ti giri non vedi il pubblico, ma ti accorgi della presenza di microfonisti, attrezzisti, operai di tutti i tipi e specializzazioni, addetti alle luci, costruttori, decoratori, ispettori di produzione, e di un’enormità di altre figure professionali tutte in grado di sapere come e quando intervenire. Una perfezione di movimenti e di interazione che somiglia al meccanismo di un orologio. In mezzo a loro, gli operatori di ripresa: Carlo Gianforchetti, Cristiano Beccaceci, Roberto Luigetti, Adriano Felci, Marco Mastropietro, Otello Pinata, Manuel Sperduti, Andrea Locatelli, oltre alle “danze” della steadicam di Francesco Mascitti e alle evoluzioni della “technocrane” di Danilo Simbula.

    In fondo alla platea si trova la postazione che gestisce la diffusione dell’audio in sala: in postazione troviamo Simone Bocchino, Emanuele Di Cavio, Marcello Sommaripa ed il consulente musicale Valter Frazzi.

    Sospesa nella balconata in galleria, la regia luci, l’unica struttura ogni tanto inquadrata, sotto la fila dei fotografi. La squadra è coordinata da Marco Lucarelli – direttore della fotografia-.

    A malincuore abbandoniamo il palco e i suoi segreti e ci lanciamo nuovamente nelle scale del “lato B” dell’Ariston. Il rumore di un phon acceso richiama la nostra attenzione, si apre una pesante porta verde e ci troviamo immersi in un turbinio di capelli, pettini, pennelli e rossetti. È il “Trucco e Parrucco” Rai, il luogo in cui, sotto la responsabilità di Alessandro Cardella, lavorano su capelli e viso di cantanti, orchestrali, ospiti e anche di Carlo Conti, Annalisa Coppa, Sabrina Carulli, Paolo Taballione, Francesca Frongia, Gianni Lazzara, Federica Gobini, Annamaria Agostini, Rosi Corarelli, Annamaria Di Florio, Luigina Serafini, Donatella Insardi, Lavinia Pulerà, Valeria Baldussi, Cinzia Berti e Roberto Diasilla e che ha il compito di dedicarsi a Carlo Conti.

    Un piano più su, dal lato opposto rispetto all’inizio del nostro viaggio, tutto il corridoio si apre su stanzoni pieni di abiti di tutti i tipi. È la sartoria. Qui lavorano costumisti, assistenti, sarti ed addette a i costumi, coordinati da Donato Citro, impegnato a ultimare i ritocchi al bellissimo abito verde da lui disegnato e realizzato, indossato dalla bellissima Rocio Munoz Morales nel balletto del martedì sera. Sui lunghissimi appendiabiti sono appesi i vestiti di scena degli oltre 50 orchestrali e dei coristi, divisi per serata. Ovunque ci sono abiti, giacche, costumi. In un angolo due sarte sistemano i guanti da Yeti che Rocco Tanica utilizzerà in un suo atipico collegamento dalla Sala Stampa dell’Ariston. Una macchina per cucire scandisce il tempo con il suo ritmo regolare mentre l’ago corre veloce su un tessuto bianco e nero. Più in là due addette incollano piccolissimi strass riluccicanti su un abitino di tulle. Usciamo da quel luogo incantato.

    Si sale. Una rampa e siamo di nuovo in mezzo alle centinaia di giornalisti che quotidianamente affollano la Sala Stampa del Festival. Ma il viaggio continua. Abbiamo ancora da vedere. Usciamo dall’Ariston. Scendiamo tra la gente che staziona davanti al teatro alla spasmodica ricerca del selfie del momento, ci infiliamo nella marea di persone che si aggirano lungo le vie del Festival e raggiungiamo il piazzale sottostante dove troneggiano i mezzi pesanti della Rai, tutti bianchi con le scritte blu. C’è la stazione satellitare per l’emissione del segnale HD principale e di riserva. Dentro ci lavorano Lanfranco Sanna e Silvano Artico.

    Poco più avanti c’è il pullman con la regia 5.1, in parallelo la regia principale, dove viene preso il segnale musicale e viene reso “Surround” grazie alla presenza nel teatro di una serie di microfoni che permettono di riprodurre l’effetto di sala. Ad occuparsene ci sono Flavio Ammendola e Daniele Caschera. La regia HD, un vanto della Rai, governata da Maurizio Pagnussat è al passo successivo. In un ambiente assolutamente off limits per tutti, tranne per gli addetti ai lavori, svolgono le proprie mansioni ben 12 figure professionali, sia tecniche che artistiche. L’impatto è assolutamente stupefacente. Sembra di essere nella plancia di comando dell’USS Enterprise, l’astronave di Star Treck. La differenza è che qui si sta con i piedi ben piantati a terra, mentre a volare è il pubblico da casa. Accanto a Pagnussat ci sono l’aiuto regista Francesca Romana Giovannini, gli assistenti alla regia Carlo Aloise e Lorella Leli, i tecnici Francesco Borsello, Claudio Flocco, Arianna Damiani, Paolo Salvo, Fabio Solidani, Edoardo Scognamiglio e Valter Di Pastena ed i consulenti musicale Salvatore Carusotto e Fabio Romano.

    Usciamo, non prima di aver appuntato il nome di Luigi Felicetti della “Regia anteprime”, di Federico Catalano della “Regia SanremoStart” e di Giacomo Moschetti della “Regia clip”. L’ultima tappa del viaggio è in una saletta di montaggio. Qui Sante Martin e Marco “Zorro” Caroni tagliano, uniscono, manipolano, effettano, in pratica montano tutte le clip trasmesse durante il Festival.

    Il viaggio è finito. Il taccuino è pieno di nomi, di definizioni, di situazioni entusiasmanti, ma ci rendiamo conto di aver raccontato soltanto una piccola parte dell’universo Rai che ruota attorno al Festival, che ci sono ancora tantissime figure professionali che non abbiamo menzionato e che magari erano tra quelle persone che abbiamo incontrato più volte sulle scale dell’Ariston, nei labirinti del dietropalco. Basti pensare ai programmisti registi, al coordinamento tecnico, agli organizzatori di produzione, ai consulenti musicali, all’arredatrice Linda Donadio, a tutti i tecnici video, tecnici audio, agli addetti al mixer video, ai tecnici RVM, ai tecnici Mediaserver. Ci ricordiamo anche del servizio protezione e prevenzione, dei servizi informatici e di fonia Rai/ICT, di chi si occupa dei gruppi elettrogeni, totalmente in grado di rendere autosufficiente la Rai a Sanremo, Poi, all’ingresso dell’Ariston ci ricordiamo anche degli addetti alla Security Rai. Ci chiedono di mostrare il pass… accidenti, dove l’avrò perso?

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