• Sanremo 2014

    LA SCENOGRAFIA

    DA UN PALAZZO ABBANDONATO RIEMERGE LA BELLEZZA

    _MAU5759La bellezza di un palazzo italiano del Settecento. Un luogo teatrale dell’anima, che riprende vita e tenta di risorgere, nonostante le incurie e l’incedere del tempo. È questo lo spirito della scenografia della 64esima edizione di Sanremo, firmata per la seconda volta nella storia del Festival, dopo l’anno scorso, ancora da una donna: Emanuela Trixie Zitkowsky.

    La scenografia interpreta con la sensibilità della scenografa il tema centrale di questa edizione: la bellezza. E la declina rappresentando un palazzo italiano del Settecento solo apparentemente abbandonato, dove ancora abitano armonia, eleganza e ricordi di fasti lontani.

    _MAU5737“La Bellezza – spiega la scenografa – è il risultato di un compendio di armonie. Per Platone il bello è ciò che offre all’occhio e alla mente proporzione e armonia, ordine e misura, in modo che la varietà degli elementi si disponga in gradi e si componga in un tutto plasmato e ordinato. Per Aristotele gli elementi del bello sono: l’ordine, la proporzione, il limite; la fonte del bello è nel senso innato del ritmo e dell’armonia e nell’istinto d’imitazione, raffinato da due facoltà: vedere le cose con chiarezza e rappresentarsele con perfetta obiettività. È pertanto impossibile averne la formula scientifica, solo l’Arte ci può aiutare con le armonie architettoniche, pittoriche e scultoree”.

    _MAU5744“Il tema scenografico – continua Emanuela Trixie Zitkowsky – interpreta la bellezza di un ipotetico palazzo settecentesco italiano, un salone che ha vissuto il suo splendore passato, ma il tempo e l’incuria sono stati i suoi peggiori nemici. Nonostante i fasti siano ormai lontani l’armonia rimane preponderante e non viene offuscata dalle ingiurie. Si avviano i restauri e nelle belle speranze, sopra un ponteggio, alloggia l’orchestra e la musica torna a riecheggiare nella sala. Lo scalone monumentale non riceve più importanti ospiti da tempo e, come per incanto, ad aiutarlo dal pavimento sorge una nuova scala tutta di luce, che accoglie i nuovi ospiti e li accompagna al centro della sala attraverso la guida di un tappeto luminoso”.

    “Il pavimento, o quel che ne resta del marmo bianco e nero a scacchi, a un certo punto si anima e s’illumina accogliendo luce e nuove geometrie. Il palco di proscenio, o per meglio dire il ‘belvedere’, si sviluppa lateralmente con due scaloni che si aprono al mondo esterno: noi spettatori. Sul proscenio una scala elicoidale ci ricorda la sapienza, attraverso la salita si giunge alla conoscenza. Antichi affreschi affiorano dai muri in attesa di rivivere il loro splendore. Sipari, cambi scena, cubi di luce, tiri teatrali, tulle e sipari di perle ci accompagnano nell’accogliere la musica e uno su tutti: il Sipario Storico, che ci ricorda com’era una volta lo splendore. Il tempo con i suoi danni, pur appannandola, non riesce a distruggere la bellezza, che attraversando il velo dell’incuria risplende nella sua armonia”.

     

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